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La storia

Chiesa della SS. Annunziata di Sturla

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Collocazione urbanistica

La chiesta della Santissima Annunziata sorge non lontano dal mare su una collina che domina la vallata del torrente Sturla e l’insenatura di Vernazzola. Nella zona, meta di villeggiatura dei genovesi fino ai primi del secolo, sorgevano già in epoca alto medioevale alcuni insediamenti di contadini e di pescatori, questi ultimi favoriti dalla costa frastaglia e ricca di approdi. In posizione strategica per il controllo del territorio a levante della città, Sturla fu teatro nel Medioevo di scontri tra fazioni avverse; qui nel 1363, fu ucciso col veleno il primo Doge di Genova Simon Boccanegra. Malgrado la trasformazione determinatasi nell’ultimo cinquantennio da zona ad insediamenti sparsi a quartiere residenziale, la chiesa si è mantenuta isolata nella sua posizione emergente sulla collina con la facciata rivolta sull’ampia piazza Sturla.

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Fasi della costruzione

Notizie della chiesa dell’Annunziata di Sturla si hanno solo a partire dal Quattrocento anche se i radicali restauri compiuti dal 1940 hanno portato in luce resti di strutture che fecero dapprima pensare ala presenza di una precedente costruzione. Tuttavia il completo silenzio delle fonti riguardo ad un ipotetico edificio più antico porta a concludere che le strutture più arcaiche, come la pria e la quarta colonna della navata destra, l’abside della stessa e il robusto torrione del campanile risalgono alla prima costruzione innalzata nel 1434. Più tardi, ai primi del Cinquecento, la chiesa fu nuovamente ristrutturata e ancora nel 1582, come riferisce il Bossio nella relazione della sua visita apostolica, la navata sinistra non era stata del tutto completata.

DSCN0461Le trasformazioni continuarono anche nei secoli successivi; fino ai più recenti interventi l’Annunziata di Sturla si mostrava in forme barocche, con pilastri quadrati ed undici, forse originariamente tredici altari, con decorazioni marmoree e a stucco. Negli anni 1940-42 e nell’immediato dopo guerra venne operato un radicale restauro che, data la pratica impossibilità di recuperare la struttura originale, venne a configurarsi come un rifacimento dell’intera chiesa.


Sorta nel 1434 per iniziativa di due religiosi e di un laico, l’Annunziata fu retta per un breve periodo da una piccola comunità di Canonici; questi, nel 1441 desidero di unirsi alla congregazione dei Canonici d San Giorgio di Alga, fondata a Venezia nel 1404 ad opera di San Lorenzo Giustiniani. Questa comunità detta dei Celestini per il colore del loro abito, ebbe alterne vicende: dapprima favorita dal pontefice Eugenio IV (1421-1447) fu dichiarata esente dalla giurisdizione dell’Arcivescovo di Genova e dipendente direttamente da Roma, con l’aggiunta di altri benefici; in seguito, forse per i legame con l’ambiente veneto, (ne fanno fede alcune opere ancora conservate nella chiesa) la Comunità si trovò ad attraversare momenti difficili che culminarono in una momentanea interdizione della chiesa al culto (1452).


Infine, verso la metà del Seicento, la Congregazione fu sciolta dal papa Clemente IX (1667-1669) e la canonica rimase vacante. Affidata per breve tempo ai Missionari di Fasolo, l’Annunziata di Sturla fu in questo retta dagli Agostiniani che vi rimasero fino al 1798. Da questa data la chiesa fu assegnata ai sacerdoti secolari, dapprima come succursale di San Martino e in seguito come parrocchia autonoma.

Struttura architettonica e lettura degli spazi

Planimetria

Gli interventi compiuto sulle strutture della chiesa dell’Annunziata dal 1940 agli anni del dopo guerra hanno seguito criteri più prossimi a un rifacimento interpretativo che a un restauro scientifico. Comunque, cancellata pressoché totalmente l’apparenza barocca, anche smantellando numerosi altari, l’edificio rivela, almeno nella disposizione della pianta e dei sostegni, la forma che venne ad assumere dal Quattro al Cinquecento: si tratta di una struttura rettangolare, priva di transetto, partita in tre navate, scandite da quattro colonne per lato collegate da archi a tutto sesto; ogni nave si conclude in un’abside semicircolare, particolarmente profonda quella relativa alla navata principale. La navata destra risulta la parte più antica dell’edificio, come testimoniano le due colonne in pietra e l’absidiola, e risale alla prima metà del Quattrocento. Frutto dei lavori iniziati nel primo Ottocento è la navata sinistra con tutte le colonne in mattoni.  Volte a botte, probabilmente rifatte successivamente alla prima strutturazione della chiesa, concludono le tre navate.

Anche la facciata si presenta oggi in una ristrutturazione moderna che riprende ed interpreta liberamente i motivi scoperti durante il restauro, cioè le due monofore, il rosone centrale e l’ingresso con l’architrave originale in ardesia. Sull’ Architrave un’iscrizione testimonia gli estremi in cui fu compiuta la chiesa primitiva (1434 – 1435). Lo stesso criterio fu eseguito all’interno ricoprendo di cemento le colonne in mattone evidenziate durante i restauri.

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La decorazione

Tracce degli interventi decorativi più antichi sono ancora presenti nella chiesa, malgrado le varie sovrapposizione operate nei secolo e la presenza prevaricante degli affreschi compiuti negli ultimi decenni. Un affresco dei primi del Cinquecento raffigurante San Rocco e San Sebastiano è ancora visibile sulla parete della in prossimità della cappella di fondo. Le cronache di un restauro del 1892 accennano ad alcuni affreschi posti nel coro e nel presbiterio che vennero attribuiti ad Andrea Morinello (attivo intorno al 1516), pittore nativo della Val Bisogno. Agli ultimi anni del Cinquecento o ai primi del Seicento risale l’Annunciazione dipinta sulla volta della navata centrale e riferibile alla bottega dei Calvi.

Si può solo accennare alla decorazione pittorica compiuta dal 1941 al 1962 da vari autori: gli esecutori palesano evidenti limiti resti più marcati dalla difficoltà di organizzare pittoricamente vaste superfici. La decorazione moderna si estende a buona parte della chiesa negando anch’essa la scientificità di un restauro che avrebbe potuto limitarsi a evidenziare le componenti originali, piuttosto che creare nuove stratificazioni.

Visita guidata della chiesa

I rifacimenti seguirono il criterio di cancellare l’aspetto barocco assunto dalla chiesa: molti altari furono smantellati e nuove opere furono commissionate per rimpiazzare le antiche già alienate in epoca precedente o sostituite per l’occasione.

Primo altare a destra: privato della mensa, l’altare è ornato da due statue in stucco raffiguranti Santa Monica e Sant’Agostino: Fra queste è stato collocato un gruppo ligneo con San Rocco, San Nazario e San Celso di scuola genovese del Settecento, mentre nella nicchia soprastante è posta una statua lignea della Vergine Immacolata probabilmente più tarda. Su quest’altare era collocata originariamente una Immacolata dipinta da Bernardo Castello (1557-1629).

Secondo Altare: in una cornice marmorea tra due colonne è posta la tela più interessante della chiesa: rappresenta la Vergine tra San Sebastiano e San Rocco con due committenti; si tratta di un’opera del Cinquecento, con evidenti connotazioni venezianeggianti. Si potrebbe attribuire, seppur in forma dubitativa per la mancanza di raffronti con opere certe dell’artista, a Valerio Corte (1530-1580), nato a Venezia, operante a Genova dalla metà del secolo dove fu intermediario nella diffusione di una farinata cultura veneta. La pala è conclusa da una lunetta; purtroppo assai ridipinta.

Terzo Altare: la tela raffigurante la Crocifissione è opera di Mattia Traverso (1953).

Quarto Altare: la pregevole pala con la Vergine, il Bambino e Sant’Antonio è opera piuttosto tarda di Gregorio da Ferrari posteriore al 1690. Oltre questo altare si nota sulla parete il già citato affresco raffigurante San Sebastiano e San Rocco (primi del XVI secolo).

Cappella di testa della navata destra: è dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, raffigurata in una piccola effige in mosaico composta recentemente. Il notevole altare con tarsie marmoree e colonne tortili (1695) proviene dall’antico oratorio dedicato a San Celso che sorgeva in Sturla dal 1184. Sulla parete destra è collocata la tomba di Gainnotto Lomellini, doge di Genova dal 1571 al 1573. Gli affreschi sono di Luigi Antonio Gaioni (1950).

Navata centrale: all’affresco sulla volta, raffigurante l’Annunciazione, opera assai ridipinta dalla bottega dei Calvi (fine dei XVI inizi XVII secolo), si aggiungono sulle pareti le Scene della Via Crucis  dipinte da Carlo Zanfrognini e Mario Lomini nel 1941.

Presbiterio: l’altar maggiore in marmo (XVII secolo) è sormontato da una Crocifisso ligneo di scuola genovese (secolo XVIII). Gli affreschi sulla volta sono ancora del Gaioni con temi ispirati all’Eurcarestia. La navata sinistra completamente rinnovata con opere a fresco e tele dal 1942 al 1962 non presenta notevoli particolarità artistiche; diamo comunque un elenco delle opere:

cappella di testa della navata sinistra: la pala raffigurante il Sacro Cuore è di opera di Mattia Traverso, attivo nella chiesa dal 1942 al 1953; sulle pareti e sulla volta affreschi e tempere rispettivamente dal Gaioni e di Bartolomeo Firpo (1955) queste ultime raffiguranti Scene della Passione.

Quarto altare: la Morte di San Giuseppe opera di Mattia Traverso.

Terzo altare: la Madonna della Guardia dello stesso autore.

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Secondo altare: Santa Rita da Cascia ancora del Traverso.

Il primo altare è stato sostituito dal fonte battesimale; l’affresco è di Giovan Battista Semino (1950).
All’altezza dell’ultima capata della navata destra una breve scala (si noti la piccola statuetta in marmo del XV secolo) da accesso a quanto resto del chiostro; questo faceva parte del Convento sorto accanto alla chiesa già al momento del primo insediamento di Canonici. Con i restauri sono state evidenziate alcune colonne originali, incassate nella parete.
In un’ala del chiostro stesso sono state poste alcune tele: fra queste si possono notare le ante dipinte dell’antico organo della chiesta con l’Angelo Annunziate e la Vergine Annunziata (secolo XVII) e una pala con Sant’Agostino, San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales attribuita a Jacopo Boni (1688-1766), collocata originariamente in un altare della navata sinistra.
Nel locali della canonica sono custodite altre tele fra le quali un San Rocco e altri Santi attribuibile a Bernardo Castello e un Cristo portacroce (secolo XVII)